Il sardo e le sue varietà
Il sardo è una lingua romanza autonoma, non un dialetto dell'italiano. È riconosciuto come lingua di minoranza dalla L. 482/1999 e tutelato dalla Regione con proprie leggi, tra cui la L.R. 26/1997 e la L.R. 22/2018. È la lingua romanza che conserva più tratti del latino: molte parole sarde si capiscono meglio partendo dal latino che dall'italiano.
Le due grandi macrovarietà sono:
- logudorese (con il nuorese), nel centro-nord dell'isola;
- campidanese, nel centro-sud.
Le domande d'esame usano soprattutto forme logudoresi. Sapere le corrispondenze con il campidanese aiuta comunque a riconoscere le parole. Per uso amministrativo la Regione ha adottato in via sperimentale una norma scritta di riferimento, la Limba Sarda Comuna.
Regole fonetiche che aiutano a indovinare
Alcuni passaggi regolari dal latino permettono di riconoscere parole mai viste.
- V iniziale latina diventa B: vacca diventa bàcca, villa diventa bìddha (paese, villaggio), vervex (pecora) diventa berbèghe, da cui berbegàrzu (pecoraio).
- LL latina diventa DD, scritta spesso ddh nel logudorese: caballus diventa cabàddhu (cavallo, campidanese cuaddu), villa diventa bìddha (campidanese bidda). Allo stesso modo si spiegano paddhóttula (pallottola) e bacchìddhu (bastone, campidanese bacchìllu).
- QU latino diventa B o BB: aqua diventa àbba (acqua; campidanese àcua).
- Finali in -e e -u: semen diventa sèmene (seme; campidanese sèmini), tempestas diventa tempestàde (tempesta), arbor diventa àrvure (albero; campidanese àrbore).
- Il nesso latino LI diventa Z nel logudorese: folia diventa fòza (foglia; campidanese folla).